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la pagina delle feste

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Natale è forse la festa più sentita dell'anno (almeno per me)

E visto che ho una certa età mi è venuto in mente di creare questa pagina piena di ricordi iniziando dall'antichità

 

 

Dicevamo ieri della “bufala” del Natale, ovvero  di tutto ciò che è stato elaborato nel tempo per “coprire” quello che è sempre stata una ricorrenza pagana, collegata a un normale fenomeno cosmico, che tuttavia turbava non poco gli antichi.

Il dio Mitra

In realtà, la data della maggiore festività cristiana del mondo occidentale ´così come oggi la conosciamo) è stata fissata, o meglio, “accettata” ufficialmente dalla Chiesa con papa Giulio I il quale, probabilmente, si rese conto che in quella data cadeva una festa popolare troppo importante perché potesse essere semplicemente cancellata: andava fatta coincidere con qualcosa di altrettanto importante, come la nascita di Gesù.

Questa operazione fu concepita perché, come anche la Nuova Enciclopedia Cattolica dell’ordine Francescano ammette«La data di nascita di Cristo non è nota. I Vangeli non indicano né il giorno, né l’anno»… e quindi: «fu assegnata la data del solstizio d’inverno, perché in quel giorno in cui il Sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis solis Invicti(giorno della nascita del sole invincibile…)».

L'occhio di Horus

Il 25 dicembre è da secoli una delle ricorrenze più ricche di richiami culturali e religiosi comuni alle più disparate epoche e più lontani luoghi della storia umana. Il Natale, infatti, affonda le sue radici in culture e religioni antiche quali quelle della Mesopotamia, della Persia della Siria, dell’Egitto, dell’Arabia e persino dall’antica Roma.

Divinità precedenti la comparsa di Cristo, quali il dio Horusegiziano e il dio Mitra indo-persiano, sono anche loro nati Il 25 dicembre… In tale data vengono anche situate la nascita diKhrisnaZarathustra,  AdoneDioniso e altre divinità venerate secoli o millenni prima di Cristo, non a caso in concomitanza con i festeggiamenti del solstizio d’inverno.

Mitra e il leone

Nell’antichità troviamo alcune celebrazioni anche in Messico e in India. Basti pensare che, in corrispondenza del nostro 25 dicembre, le popolazioni azteche e pre-azteche celebravano la nascita del Dio del Sole Huitzilopochtlie di Bacab nello Yucatan.

 

Anche nell’emisfero Sud le popolazioni incaiche e pre-incaiche celebravano la Fiesta del Sol. Ovviamente, essendo le stagioni rovesciate essa cadeva il 24 giugno (Inti Raymi). Questa festa è celebrata ancora oggi nelle regioni andine.

 

Natale in cielo: il solstizio d’inverno e l’astronomia

Ed ecco la spiegazione astronomica e simbolica. Nell’emisfero boreale, dal punto di vista astronomico i giorni 22, 23, 24 dicembre sono quelli in cui il sole si “ferma” per invertire il proprio moto (Solstizio significa, infatti, sole fermo) e in cui l’astro raggiunge la massima distanza dall’equatore. Ovviamente si tratta del movimento della terra, e il fenomeno (apparente) è dovuto all’inclinazione dell’asse terrestre.

L'Horus di Edfu

In questi giorni abbiamo la notte più lunga ed il giorno più corto dell’anno. Poi, gradatamente, le ore di buio diminuiscono e aumentano quelle di luce, fino a giugno, quando – ovviamente – ci saranno il giorno più lungo e la notte più corta.

 

Il solstizio cade per convenzione il 21, ma per quel fenomeno celeste definito “inversione apparente del moto solare”, diventa visibile solo tre, quattro giorni dopo.

Solstizio d’inverno era, dunque, il momento in cui il Sole, giunto nella fase in cui sembrava soccombere nella battaglia fra luce e tenebre diventava, invece, “invitto” (invictus), invincibile, riprendeva vigore avendo così un nuovo “Natale”. Appunto il “Natale del Sole Invincibile”.

L’interpretazione astronomica del 25 dicembre spiega così perché in questa data si svolgessero festeggiamenti presso quasi tutte le popolazioni antiche, dall’Europa del nord, all’India, al Messico.

 

 

 

Capodanno

 

 

 

Si avvicina la notte di San Silvestro. E in tutta Europa si festeggia con champagne, fuochi d’artificio e indigestione di foie gras. Ma non solo.

Italia: mobili giù dalla finestra

In Italia la notte del 31 dicembre non si dorme. Il detto popolare dello Stivale è chiaro: chi dorme a capodanno dorme tutto l’anno, non è di buon augurio. Per evitare un anno noioso, gli italiani fanno festa tutta la notte e, ben inteso, champagne e birra scorrono a fiotti. A Napoli la tradizione vuole che ci si sbarazzi di vecchi vestiti, mobili e stoviglie, buttandoli dalla finestra. Ma i festeggiamenti non si fermano neanche alle prime luci dell’alba, ma continuano anche per tutto il giorno. I più coraggiosi si tuffano dal ponte Cavour a Roma, nelle acque fredde del Tevere! Mentre i più freddolosi, preferiscono pranzare tranquillamente con lenticchie e “zampone” di Modena, uno dei piatti tipici del periodo natalizio.

Austria: piombo porta-fortuna

San Silvestro è una grande festa anche in Austria dove la gente cena seriamente e resta a lungo a tavola. Poco prima della mezzanotte, ci si raduna per le strade e si brinda tutti insieme con champagne. Vienna, la capitale, si trasforma allora in una vera e propria sala da ballo, e quando il Pummarin (la più grande campana d’Austria ndr), suona i dodici rintocchi della mezzanotte, migliaia di persone danzano sulle note del valzer. Gli austriaci, così come i loro vicini tedeschi, hanno l’usanza di fondere un pezzetto di piombo in un cucchiaio posto al di sopra di una candela. Quando il piombo fonde, lo gettano in un recipiente d’acqua fredda cercando poi di indovinare qual è la forma del pezzetto di piombo quando si solidifica. Le figure che appaiono indicano i presagi per l’anno a venire. Le persone si scambiano anche dei porta-fortuna, come porcellini di marzapane o dei quadrifogli.

Portogallo: 12 chicchi d’uva per dodici desideri

Per assicurasi fortuna per tutto l’anno, i portoghesi, come gli spagnoli, a mezzanotte salgono su una sedia, mangiano dodici chicchi d’uva ed esprimono dodici desideri, uno per ogni mese dell’anno. Senza dimenticare di indossare dell’intimo di colore blu (in Spagna invece deve essere rosso). Oltre alle superstizioni i portoghesi amano festeggiare fuori il Nuovo Anno, in famiglia o tra amici. I più tradizionalisti fanno rumore per le strade con padelle e pentole cantando i Janeiras (canzoni natalizie ndr) di porta in porta, per augurare un buon anno ai loro vicini. I più festaioli vanno a Sud per la movida di Algarve, mentre altri vanno a Madera per assistere al più grande spettacolo pirotecnico del mondo, secondo la Guiness World Records, 6 km di estensione e 2,7 km di larghezza, attorno alla baia di Funchal, capitale della “perla dell’Atlantico”.

Romania: aratro rumoroso

Il Revelionul, il veglione di fine d’anno rumeno, si celebra in famiglia o tra amici fino all’alba e la maggior parte delle persone di riuniscono per strada, come durante l’adesione all’Unione Europea nel gennaio 2007. A tavola, si mangia del Sarmale (insieme di carne e riso, arrotolato in foglie di cavolo farcito, con crema) e molti dolci tipici, come il Cozonaz, a base di noci. Nelle regioni più agricole, dove sopravvivono ancora le tradizioni più antiche e paesane, si possono trovare piccoli gruppi mascherati per le strade, che tirano un aratro in miniatura in legno, il Plugusorul. Mentre i bambini fanno suonare delle campanelle recitando brevi poesie tradizionali e augurali.

Regno Unito: fiaccolate in Scozia

Si sa: la festa di San Silvestro, o Hogmanay come si dice a Edimburgo, la capitale per eccellenza del veglione europeo, la fa da regina nel cuore degli scozzesi e dei turisti: circa 100mila ogni anno. Le celebrazioni del Hogmanay (nome che deriva sia dal gaelico oge maidne che significa nuovo mattino, che dal francese homme est né ovvero è nato l’uomo ndr), sono strettamente legate alle tradizioni popolari del solstizio d’inverno. Seconda la leggenda, vichinghi, celti e romani, per sfidare il freddo e l’oscurità della notte, allontanare gli spiriti maligni e prevedere il risveglio della primavera, festeggiavano molti giorni e notti di solennità, danzando attorno a grandi fuochi. Oggi a Edimburgo la tradizione consiste nel ricreare quest’atmosfera: uomini, donne e bambini mascherati partono dal Royal Mile e sfilano ovunque portando grandi fiaccole in mano.

Fonte: www.cafebabel.com

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