Figlia di Joseph Johann, pittore modesto e serio, nativo di Schwarzenberg (Bregenzerwald), presso il lago di Costanza, e di Cleofea Luz, levatrice di Coira,
istruita nelle lettere, storia e musica, e di aspetto piacente. Accortosi del talento della bambina, il padre divenne il suo maestro; già all'età di nove anni la giovane si mostrò padrona del
disegno e in grado di maneggiare i pennelli con sapiente naturalezza. Seguendo ll peregrinare del padre a seconda delle committenze, visse a Morbegno, Como e Milano. Nutriva passione anche per le
altre arti come la musica e il canto. Pur essendo attirata dalla carriera di cantante, preferì seguire alla fine le orme paterne. Già entro il il 1750 era una richiesta ritrattista. Nel 1757 dopo
la morte della madre, col padre tornò a Schwarzenberg dove nella chiesa parrocchiale dipinse i dodici apostoli.
Il padre ai fini di una più completa formazione, la seguì nel corso di viaggi in Italia, a Milano, Parma, Firenze, Roma e Napoli, dove il suo talento si mise in
mostra copiando opere di maestri. Si impose all'attenzione europea al seguito della carriera itinerante del padre (tra Svizzera, Austria e Italia settentrionale) come bambina prodigio. Il suo
Autoritratto alla Galleria degli Uffizi datato 1762, è contemporaneo del suo arrivo a Firenze nel giugno di quell'anno, e ancora non risente del clima protoneoclassico con cui venne in contatto
in Toscana, conoscendo di persona Johann Friedrich Reiffenstein[1], amico di Johann Joachim Winckelmann, e Benjamin West futuro direttore della Royal Academy[2]. Assai benestante e già carica di
pubblici riconoscimenti ricevette il diploma dell'Accademia del Disegno di Firenze e sempre nel 1762 fu onorata anche dall'Accademia Clementina di Bologna.
La Bellezza coronata dal Matrimonio.
Nel 1763 si trasferì a Roma dove entra in stretta relazione con la locale comunità artistica e intellettuale venendo ammessa nell'Accademia nazionale di San Luca a
soli 23 anni; in tale occasione dipinse un ovale raffigurante La Speranza come pezzo di ammissione, inaugurando un filone tematico di figure allegoriche ideali. A questo momento risalgono il
Ritratto dell'abate Peter Grant, ora a Edimburgo nella National Gallery of Scotland e il Ritratto di Johan Joachim Winckelmann alla Kunsthaus di Zurigo, forse per intercessione del conte Carlo
Gottardo Firmian governatore plenipotenziario della Lombardia asburgica, che per lei nutriva una particolare predilezione[3]. Dal luglio 1763 all'aprile 1764 soggiornò a Napoli, copiando le
antichità delle collezioni reali, esercitando l'incisione e coltivando il ritratto di cui l'esempio più notevole è il Ritratto dell'attore David Garrick (a Burghley House, Cambridgeshire), sua
prima opera esposta a Londra in una mostra pubblica presso la Free Artistic Society.
Tornata a Roma, appronfondì lo studio della scultura classica, testimoniato dai quaderni di schizzi ora al Victoria and Albert Museum e, sempre nel 1764, dipinse il
Ritratto di Winckelmann ora alla Kunsthaus di Zurigo. Si sforzò pure di affermarsi quale pittrice di soggetti storici. Se le "natomie" dal vivo erano proibite alle donne, l'ostacolo venne
aggirato con lo studio della statuaria romana che ebbe un influsso determinante sulla sua pittura, che, grazie anche al contatto con pittori quali Pompeo Batoni, Nathan Dance-Holland[4] o Gavin
Hamilton (colui che portò a Londra la Vergine delle rocce di Leonardo), condusse ad esiti ormai neoclassici leggibili nei dipinti come Penelope al telaio (Hove, Museum and Art Gallery) o Bacco e
Arianna (Bregenz, Voralberg Museum). Del periodo 1762-1765 è il Ritratto di Johann Kauffmann, conservato nel Tiroler Landesmuseum di Innsbruck.

