Quando Caravaggio inizia a dipingere, decide – con quella rapidità tipica dei grandi artisti – di non raffigurare la Madonna nelle forme
consuete per quel tempo (e anche per altri periodi).
La Vergine non è seduta su un trono.
E comunque non è in posizione “da regina”. Non ha corona. Non ha vesti preziose.
La Madonna c’è...
ma è sulla porta
Caravaggio, infatti, opera una scelta radicale: la “sua” Madonna non solo non è posta in un contesto regale, “sovrastando” qualcuno, ma addirittura non è neanche circondata da mura che
riconducano alla sacralità del luogo, all’intimità di un ambiente, alla stessa santa Casa di Loreto (che nel corso del 500 conosce un periodo di grande fasto, grazie soprattutto ai lavori di
abbellimento finanziati dal Papa marchigiano Sisto V verso la fine del secolo e poi, agli inizi del 600, da Clemente VIII).
No, in questo caso la Vergine “lascia” cori angelici, santi e beati, per affacciarsi sulla porta della chiesa, e – quindi per vedere l’umanità nella dimensione quotidiana, nella storia che
progredisce, nelle ombre, penombre e luci di una realtà creaturale segnata dal tentativo e dalla fatica.
Le conseguenze di questa scelta mariana
Caravaggio, nel suo itinerare in più terre, e nel frequentare anche ambienti posti ai margini del tessuto sociale, conosce le fattezze di tanti volti umani, e i messaggi che queste esprimono.
Così, la “sua” Madonna non solo è capace di prendere il Bambino e di portarlo in ambienti poco illuminati, poco puliti, per certi aspetti anche “a rischio”, ma addirittura di avvicinarlo alla
gente del popolo. A chi, nei soli modi che conosce, esprime una devozione che è contemporaneamente afflato e fiducia totale.