Dopo una giovanile formazione bizantina, intorno al 1560, si reca a Venezia, dove trova lavoro
come assistente nella bottega di Tiziano Vecellio.
Le sue opere di questo periodo rivelano gli influssi della pittura di Tiziano che si sovrappongono
al figurativismo realistico-naturalista di matrice bizantina.
Durante il soggiorno di una decina d'anno a Venezia, El Greco studia i dipinti di Tiziano
Vecellio, di Jacopo Bassano e subisce l'influsso del Tintoretto, dei manieristi veneti e del Parmigianino.
Dal 1570 al 1576 del pittore si sa molto poco, questi sono considerati dagli storici i cosiddetti
"anni perduti" dei quali resta ben poco.
Sappiamo che il cretese, abbandonata Venezia, si ferma un periodo a Parma, dove studia
le macchine illusioniste del Correggio, e forse a Firenze, per poi trasferirsi a Roma.
E qui il nulla. Si sa che entra in servizio dei Farnese come ritrattista, discepolo del Tiziano,
che stringe amicizia con i fratelli Zuccari e che si iscrive alla associazione di artisti denominata
Accademia di San Luca (1572), dove conosce lo spagnolo Luis de Carvajal, e dove si dedica
allo studio disperato e senza soste.
Di tutto questi anni e fatiche, non rimangono però che due opere: La fontana della Sala d'Ercole,
per il Palazzo Farnese a Caprarola e la prima versione della Cacciata dei mercanti dal Tempio,
un quadro che racchiude le sue molte esperienze, dal colorismo veneto e romano, gli scorci
alla Michelangelo e l'architettura che sembra copiata dalla Scuola d'Atene di Raffaello.
Nel 1576 si stabilisce in modo definitivo in Spagna. Qui acquisisce l’appellativo di “El Greco”
che si porterà dietro per tutta la sua esistenza e, incomincia a lavorare alla corte di Filippo II,
con l’intento di dare lustro al ruolo del sovrano come sostenitore della cristianità.
Non riuscendo a soddisfare il Monarca si trasferisce a Toledo, capitale della cultura spagnola
con la compagna che non sposerà mai, Gerónima de las Cuebas, che gli diede un figlio, Jorge
Manuel (1578) che diventerà anche lui pittore.
Poco più che trentenne, El Greco è ormai nel pieno della produttività artistica confermandosi in
una pittura personalissima: il suo stile pittorico diventa espressionistico nella disarmonia coloristica,
in immagini trasfigurate con corpi allungati,nelle luci violacee ed abbaglianti, negli spazi distorti
senza nessuna regola prospettica, accompagnano lo spettatore in una dimensione visionaria tipica
della mistica Spagna del secondo Cinquecento.
La sua prima opera importante è l'altare maggiore di Santo Domingo el Antiguo, cui segue
la "Cattura di Cristo" o "Espolio" (1579), dove la profonda ispirazione mistica è sottolineata
dai toni scuri e fluidi; per l'Escorial dipinge il "Sogno di Filippo" (1580) e il "Martirio di san Maurizio".
Numerosi e noti sono i ritratti che ornano numerosi Musei; da ricordare in particolare il
"Gentiluomo triste" (Madrid, Prado) e la serie dei nobili dell'"Inumazione del conte d'Orgaz"
(1586, Toledo, chiesa di S. Tomé), che risente di influssi bizantini, in particolare nell'uso
del colore, irreale, traslucido e nel carattere drammaticamente ascetico dei personaggi,
avvolti da un'aura di misticismo che li fissa immobili nell'eternità.
Capolavori sono il "Battesimo di Cristo", la "Resurrezione", la "Pentecoste" (Madrid, Prado
) in cui spicca la perfezione dell'anatomia, frutto dello studio delle statue romane e la "Veduta
di Toledo" (Metropolitan Museum of Art New York), una delle massime espressioni del genere
paesistico mutuato dal Veronese e dal Durer.
Nei dipinti dell'ultimo periodo della vita di El-Greco si evidenzia un'espressività ancora
più tormentata: in "Cena in casa di Simone" (Chicago, Art Institute), "L'Immacolata"
(Toledo, San Vicente);
la tensione quasi deforma ogni figura: non più descrizione del Mondo, ma Sacra
Rappresentazione che accentua il movimento e l'espressività dai manieristi romani.
Dopo aver condotto una vita lussuosa, El Greco morirà a Toledo nel 1614 in povertà nel 1614 e
sarà seppellito prima nella chiesa di Santo Domingo, quindi trasferito nel monastero di San Torcuato.
Purtroppo della sua salma nulla rimarrà perché nel 1800 una demolizione gli devasterà la tomba.
Dopo una giovanile formazione bizantina, intorno al 1560, si reca a Venezia, dove trova lavoro come
assistente nella bottega di Tiziano Vecellio.
Le sue opere di questo periodo rivelano gli influssi della pittura di Tiziano che si sovrappongono
al figurativismo realistico-naturalista di matrice bizantina.
Durante il soggiorno di una decina d'anno a Venezia, El Greco studia i dipinti di Tiziano Vecellio,
di Jacopo Bassano e subisce l'influsso del Tintoretto, dei manieristi veneti e del Parmigianino.
Dal 1570 al 1576 del pittore si sa molto poco, questi sono considerati dagli storici i cosiddetti
"anni perduti" dei quali resta ben poco.
Sappiamo che il cretese, abbandonata Venezia, si ferma un periodo a Parma, dove studia
le macchine illusioniste del Correggio, e forse a Firenze, per poi trasferirsi a Roma.
E qui il nulla. Si sa che entra in servizio dei Farnese come ritrattista, discepolo del Tiziano,
che stringe amicizia con i fratelli Zuccari e che si iscrive alla associazione di artisti
denominata Accademia di San Luca (1572), dove conosce lo spagnolo Luis de Carvajal,
e dove si dedica allo studio disperato e senza soste.
Di tutto questi anni e fatiche, non rimangono però che due opere:
La fontana della Sala d'Ercole, per il Palazzo Farnese a Caprarola
e la prima versione della Cacciata dei mercanti dal Tempio, un
quadro che racchiude le sue molte esperienze, dal colorismo veneto
e romano, gli scorci alla Michelangelo e l'architettura che sembra
copiata dalla Scuola d'Atene di Raffaello.
Nel 1576 si stabilisce in modo definitivo in Spagna. Qui acquisisce
l’appellativo di “El Greco” che si porterà dietro per tutta la sua esistenza
e, incomincia a lavorare alla corte di Filippo II, con l’intento di dare
lustro al ruolo del sovrano come sostenitore della cristianità.
Non riuscendo a soddisfare il Monarca si trasferisce a Toledo, capitale della cultura
spagnola con la compagna che non sposerà mai, Gerónima de las Cuebas, che gli
diede un figlio, Jorge Manuel (1578) che diventerà anche lui pittore.
Poco più che trentenne, El Greco è ormai nel pieno della produttività artistica
confermandosi in una pittura personalissima: il suo stile pittorico diventa
espressionistico nella disarmonia coloristica, in immagini trasfigurate con
corpi allungati,nelle luci violacee ed abbaglianti, negli spazi distorti senza
nessuna regola prospettica, accompagnano lo spettatore in una dimensione
visionaria tipica della mistica Spagna del secondo Cinquecento.
La sua prima opera importante è l'altare maggiore di Santo Domingo el Antiguo, cui segue
la "Cattura di Cristo" o "Espolio" (1579), dove la profonda ispirazione mistica è sottolineata
dai toni scuri e fluidi; per l'Escorial dipinge il "Sogno di Filippo" (1580) e il "Martirio di san Maurizio".
Numerosi e noti sono i ritratti che ornano numerosi Musei; da ricordare in particolare
il "Gentiluomo triste" (Madrid, Prado) e la serie dei nobili dell'"Inumazione del conte
d'Orgaz" (1586, Toledo, chiesa di S. Tomé), che risente di influssi bizantini, in particolare
nell'uso del colore, irreale, traslucido e nel carattere drammaticamente ascetico dei
personaggi, avvolti da un'aura di misticismo che li fissa immobili nell'eternità.
Capolavori sono il "Battesimo di Cristo", la "Resurrezione",
la "Pentecoste" (Madrid, Prado) in cui spicca la perfezione dell'anatomia, frutto dello
studio delle statue romane e la "Veduta di Toledo" (Metropolitan Museum of Art New York),
una delle massime espressioni del genere paesistico mutuato dal Veronese e dal Durer.
Nei dipinti dell'ultimo periodo della vita di El-Greco si evidenzia un'espressività
ancora più tormentata: in "Cena in casa di Simone" (Chicago, Art Institute),
"L'Immacolata" (Toledo, San Vicente);
la tensione quasi deforma ogni figura: non più descrizione del Mondo, ma Sacra
Rappresentazione che accentua il movimento e l'espressività dai manieristi romani.
Dopo aver condotto una vita lussuosa, El Greco morirà a Toledo nel 1614 in povertà
nel 1614 e sarà seppellito prima nella chiesa di Santo Domingo, quindi trasferito nel
monastero di San Torcuato.
Purtroppo della sua salma nulla rimarrà perché nel 1800 una demolizione gli devasterà la tomba.
fonti:varie dal web