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2011-11-24T23:50:00+01:00

El Greco

Pubblicato da elmary

Dopo una giovanile formazione bizantina, intorno al 1560, si reca a Venezia, dove trova lavoro

 come assistente nella bottega di Tiziano Vecellio.

Le sue opere di questo periodo rivelano gli influssi della pittura di Tiziano che si sovrappongono

al figurativismo realistico-naturalista di matrice bizantina.

Durante il soggiorno di una decina d'anno a Venezia, El Greco studia i dipinti di Tiziano

Vecellio, di Jacopo Bassano e subisce l'influsso del Tintoretto, dei manieristi veneti e del Parmigianino.

Dal 1570 al 1576 del pittore si sa molto poco, questi sono considerati dagli storici i cosiddetti

 "anni perduti" dei quali resta ben poco.

Sappiamo che il cretese, abbandonata Venezia, si ferma un periodo a Parma, dove studia

 le macchine illusioniste del Correggio, e forse a Firenze, per poi trasferirsi a Roma.

E qui il nulla. Si sa che entra in servizio dei Farnese come ritrattista, discepolo del Tiziano,

che stringe amicizia con i fratelli Zuccari e che si iscrive alla associazione di artisti denominata

 Accademia di San Luca (1572), dove conosce lo spagnolo Luis de Carvajal, e dove si dedica

allo studio disperato e senza soste.

Di tutto questi anni e fatiche, non rimangono però che due opere: La fontana della Sala d'Ercole,

 per il Palazzo Farnese a Caprarola e la prima versione della Cacciata dei mercanti dal Tempio,

 un quadro che racchiude le sue molte esperienze, dal colorismo veneto e romano, gli scorci

 alla Michelangelo e l'architettura che sembra copiata dalla Scuola d'Atene di Raffaello.

Nel 1576 si stabilisce in modo definitivo in Spagna. Qui acquisisce l’appellativo di “El Greco”

 che si porterà dietro per tutta la sua esistenza e, incomincia a lavorare alla corte di Filippo II,

con l’intento di dare lustro al ruolo del sovrano come sostenitore della cristianità.

Non riuscendo a soddisfare il Monarca si trasferisce a Toledo, capitale della cultura spagnola

con la compagna che non sposerà mai, Gerónima de las Cuebas, che gli diede un figlio, Jorge

Manuel (1578) che diventerà anche lui pittore.

Poco più che trentenne, El Greco è ormai nel pieno della produttività artistica confermandosi in

una pittura personalissima: il suo stile pittorico diventa espressionistico nella disarmonia coloristica,

 in immagini trasfigurate con corpi allungati,nelle luci violacee ed abbaglianti, negli spazi distorti

 senza nessuna regola prospettica, accompagnano lo spettatore in una dimensione visionaria tipica

 della mistica Spagna del secondo Cinquecento.

La sua prima opera importante è l'altare maggiore di Santo Domingo el Antiguo, cui segue

 la "Cattura di Cristo" o "Espolio" (1579), dove la profonda ispirazione mistica è sottolineata

dai toni scuri e fluidi; per l'Escorial dipinge il "Sogno di Filippo" (1580) e il "Martirio di san Maurizio".

Numerosi e noti sono i ritratti che ornano numerosi Musei; da ricordare in particolare il

"Gentiluomo triste" (Madrid, Prado) e la serie dei nobili dell'"Inumazione del conte d'Orgaz"

 (1586, Toledo, chiesa di S. Tomé), che risente di influssi bizantini, in particolare nell'uso

 del colore, irreale, traslucido e nel carattere drammaticamente ascetico dei personaggi,

avvolti da un'aura di misticismo che li fissa immobili nell'eternità.

Capolavori sono il "Battesimo di Cristo", la "Resurrezione", la "Pentecoste" (Madrid, Prado

) in cui spicca la perfezione dell'anatomia, frutto dello studio delle statue romane e la "Veduta

 di Toledo" (Metropolitan Museum of Art New York), una delle massime espressioni del genere

 paesistico mutuato dal Veronese e dal Durer.



Nei dipinti dell'ultimo periodo della vita di El-Greco si evidenzia un'espressività ancora

più tormentata: in "Cena in casa di Simone" (Chicago, Art Institute), "L'Immacolata"

 (Toledo, San Vicente);
la tensione quasi deforma ogni figura: non più descrizione del Mondo, ma Sacra

 Rappresentazione che accentua il movimento e l'espressività dai manieristi romani.




Dopo aver condotto una vita lussuosa, El Greco morirà a Toledo nel 1614 in povertà nel 1614 e

 sarà seppellito prima nella chiesa di Santo Domingo, quindi trasferito nel monastero di San Torcuato.

Purtroppo della sua salma nulla rimarrà perché nel 1800 una demolizione gli devasterà la tomba.

Dopo una giovanile formazione bizantina, intorno al 1560, si reca a Venezia, dove trova lavoro come

 assistente nella bottega di Tiziano Vecellio.

Le sue opere di questo periodo rivelano gli influssi della pittura di Tiziano che si sovrappongono

 al figurativismo realistico-naturalista di matrice bizantina.

Durante il soggiorno di una decina d'anno a Venezia, El Greco studia i dipinti di Tiziano Vecellio,

 di Jacopo Bassano e subisce l'influsso del Tintoretto, dei manieristi veneti e del Parmigianino.

Dal 1570 al 1576 del pittore si sa molto poco, questi sono considerati dagli storici i cosiddetti

 "anni perduti" dei quali resta ben poco.

Sappiamo che il cretese, abbandonata Venezia, si ferma un periodo a Parma, dove studia

 le macchine illusioniste del Correggio, e forse a Firenze, per poi trasferirsi a Roma.

E qui il nulla. Si sa che entra in servizio dei Farnese come ritrattista, discepolo del Tiziano,

 che stringe amicizia con i fratelli Zuccari e che si iscrive alla associazione di artisti

 denominata Accademia di San Luca (1572), dove conosce lo spagnolo Luis de Carvajal,

e dove si dedica allo studio disperato e senza soste.

Di tutto questi anni e fatiche, non rimangono però che due opere:

 La fontana della Sala d'Ercole, per il Palazzo Farnese a Caprarola

 e la prima versione della Cacciata dei mercanti dal Tempio, un

quadro che racchiude le sue molte esperienze, dal colorismo veneto

 e romano, gli scorci alla Michelangelo e l'architettura che sembra

 copiata dalla Scuola d'Atene di Raffaello.

Nel 1576 si stabilisce in modo definitivo in Spagna. Qui acquisisce

l’appellativo di “El Greco” che si porterà dietro per tutta la sua esistenza

 e, incomincia a lavorare alla corte di Filippo II, con l’intento di dare

 lustro al ruolo del sovrano come sostenitore della cristianità.

Non riuscendo a soddisfare il Monarca si trasferisce a Toledo, capitale della cultura

 spagnola con la compagna che non sposerà mai, Gerónima de las Cuebas, che gli

diede un figlio, Jorge Manuel (1578) che diventerà anche lui pittore.

Poco più che trentenne, El Greco è ormai nel pieno della produttività artistica

 confermandosi in una pittura personalissima: il suo stile pittorico diventa

espressionistico nella disarmonia coloristica, in immagini trasfigurate con

 corpi allungati,nelle luci violacee ed abbaglianti, negli spazi distorti senza

 nessuna regola prospettica, accompagnano lo spettatore in una dimensione

 visionaria tipica della mistica Spagna del secondo Cinquecento.

La sua prima opera importante è l'altare maggiore di Santo Domingo el Antiguo, cui segue

 la "Cattura di Cristo" o "Espolio" (1579), dove la profonda ispirazione mistica è sottolineata

dai toni scuri e fluidi; per l'Escorial dipinge il "Sogno di Filippo" (1580) e il "Martirio di san Maurizio".



Numerosi e noti sono i ritratti che ornano numerosi Musei; da ricordare in particolare

 il "Gentiluomo triste" (Madrid, Prado) e la serie dei nobili dell'"Inumazione del conte

d'Orgaz" (1586, Toledo, chiesa di S. Tomé), che risente di influssi bizantini, in particolare

nell'uso del colore, irreale, traslucido e nel carattere drammaticamente ascetico dei

 personaggi, avvolti da un'aura di misticismo che li fissa immobili nell'eternità.

Capolavori sono il "Battesimo di Cristo", la "Resurrezione",

 la "Pentecoste" (Madrid, Prado) in cui spicca la perfezione dell'anatomia, frutto dello

 studio delle statue romane e la "Veduta di Toledo" (Metropolitan Museum of Art New York),

 una delle massime espressioni del genere paesistico mutuato dal Veronese e dal Durer.



Nei dipinti dell'ultimo periodo della vita di El-Greco si evidenzia un'espressività

 ancora più tormentata: in "Cena in casa di Simone" (Chicago, Art Institute),

 "L'Immacolata" (Toledo, San Vicente);
la tensione quasi deforma ogni figura: non più descrizione del Mondo, ma Sacra

 Rappresentazione che accentua il movimento e l'espressività dai manieristi romani.




Dopo aver condotto una vita lussuosa, El Greco morirà a Toledo nel 1614 in povertà

 nel 1614 e sarà seppellito prima nella chiesa di Santo Domingo, quindi trasferito nel

monastero di San Torcuato.

Purtroppo della sua salma nulla rimarrà perché nel 1800 una demolizione gli devasterà la tomba.



fonti:varie dal web

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