La scimmia è citata sia nel Bestiario latino che in quello d'amore. Nel Bestiario d'amore, in particolare, è citata due volte. la prima, sotto la forma di "scimmia calzata". "La natura
della scimmia, infatti, è di voler imitare tutto ciò che vede fare. Sicché‚ i cacciatori avveduti, che vogliono catturarla con l'astuzia, individuano un luogo in cui la scimmia li possa vedere.
Quindi si mettono e si tolgono le scarpe, poi si allontanano di là lasciando un paio di scarpe della misura giusta per la scimmia, e vanno a nascondersi da qualche parte. Allora arriva la scimmia
e vuol fare la stessa cosa: prende le scarpe e per sua sventura le calza. Ma prima che possa togliersele, balza fuori il cacciatore e si lancia su di lei. La scimmia calzata non può fuggire, né
salire e arrampicarsi su un albero, e viene catturata". L'uomo innamorato è nella condizione della scimmia calzata, cioè in una situazione di debolezza, che lo predispone ad "essere
catturato".
La seconda che è citata nel testo, ci riferisce che la natura della scimmia è di avere sempre due piccoli ad ogni figliata e, benché abbia
verso entrambi un amore materno e li voglia allevare entrambi, tuttavia la scimmia ne ama uno molto più dell'altro; essa si getta quello che odia dietro di sé sulle spalle, e se il piccolo ce la
fa a tenersi tanto meglio per lui, mentre porta davanti a sé fra le braccia quello che ama e cosí fugge stando su due zampe. Ma quando è fuggita tanto da essere stanca di correre su due zampe ed
è costretta a correre su quattro zampe, deve per forza perdere quello che ama e conservare quello che odia. Questo accadrà anche a colui che la donna ha preferito al poeta come amante: finché la
donna farà la sua volontà egli l'amerà, ma quando vorrà fare qualche cosa che non gli piacerà, egli l'abbandonerà in preda alla collera.